Le penne sbiancanti sono uno strumento semplice per ottenere denti visibilmente più bianchi in breve tempo.
Se utilizzate secondo le istruzioni e se il prodotto è conforme, risultano generalmente sicure, fatta eccezione per alcuni lievi effetti collaterali. È però importante tarare le aspettative sui risultati nel breve e nel lungo periodo.
I principi attivi delle penne sbiancanti
La maggior parte delle penne sbiancanti impiega:
- Perossido di idrogeno: un agente sbiancante diretto che ossida i pigmenti nello smalto e nella dentina.
- Perossido di carbammide: una sostanza che ha un effetto simile al perossido di idrogeno, ma con rilascio leggermente più lento.
Se sulla penna compare la dicitura “senza perossido”, al suo posto viene utilizzato il PAP (acido ftalimmido-perossicaproico), un ossidante organico che agisce sui cromofori in modo analogo ai perossidi. È considerato più delicato, ma l’efficacia può variare da prodotto a prodotto.
Quali sono gli effetti collaterali delle penne sbiancanti per denti?
- Sensibilità dentale transitoria subito dopo l’uso (specie con perossido di idrogeno e di carbammide), che in genere compare nelle prime applicazioni e si riduce in 24–48 ore.
- Irritazione gengivale se il gel entra in contatto con le mucose.
- Sensazione di secchezza o “tiraggio” dello smalto subito dopo l’applicazione, di solito limitata a poche ore.
Questi sono gli effetti più comuni quando il dispositivo viene usato correttamente.
Se, invece, la penna viene utilizzata più spesso o più a lungo rispetto a quanto indicato, possono insorgere problemi ben più rilevanti, come erosione dello smalto e conseguente aumento del rischio di carie.
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