Sbiancamento dentale tradizionale o laser: quali sono le differenze?

Lo sbiancamento dentale professionale permette di intervenire sulle discromie e rendere il sorriso più luminoso attraverso l’utilizzo controllato di specifici agenti sbiancanti.

Tra le soluzioni disponibili vengono spesso distinti lo sbiancamento dentale tradizionale e quello effettuato con l’ausilio del laser. In realtà, entrambi si basano generalmente sull’impiego di sostanze come il perossido di idrogeno o il perossido di carbammide: ciò che cambia è soprattutto la modalità con cui viene eseguito il trattamento.

Come funziona lo sbiancamento dentale tradizionale

Nello sbiancamento professionale tradizionale vengono applicati sui denti appositi gel sbiancanti contenenti perossidi. Il trattamento può essere eseguito direttamente nello studio dentistico oppure, in alcuni protocolli, attraverso mascherine personalizzate da utilizzare a casa seguendo le indicazioni dell’odontoiatra.

Il principio attivo penetra nella struttura dentale e agisce sulle molecole responsabili delle pigmentazioni, modificandone le caratteristiche e rendendo il dente visivamente più chiaro.

Concentrazione del prodotto, durata dell’applicazione e numero di sedute vengono stabiliti in base alle caratteristiche dei denti e al risultato che si desidera ottenere.

Come funziona lo sbiancamento dentale con laser

Anche nello sbiancamento laser viene applicato sui denti un gel contenente agenti sbiancanti. La differenza principale consiste nell’utilizzo di una sorgente laser durante il trattamento.

Il laser viene impiegato per interagire con il prodotto applicato e favorire il processo di sbiancamento secondo il protocollo utilizzato. Non è quindi il laser, da solo, a sbiancare i denti: il principale responsabile dell’azione sbiancante rimane il principio attivo presente nel gel.

La procedura viene effettuata in studio, proteggendo adeguatamente gengive e tessuti molli prima dell’applicazione del prodotto.

Sbiancamento tradizionale e laser: cambiano i risultati?

Una delle convinzioni più diffuse è che lo sbiancamento laser garantisca necessariamente denti più bianchi rispetto alle tecniche senza attivazione luminosa.

Le evidenze scientifiche più recenti indicano però che laser e altre sorgenti luminose non determinano in maniera costante un miglioramento del risultato finale rispetto ai protocolli professionali senza attivazione.

Il risultato dipende infatti da numerosi fattori, tra cui il colore iniziale dei denti, la natura delle discromie, la concentrazione del prodotto utilizzato e la risposta individuale al trattamento.

Sensibilità dentale dopo lo sbiancamento con laser

La sensibilità temporanea rappresenta uno degli effetti collaterali più comuni dello sbiancamento professionale e può verificarsi indipendentemente dall’utilizzo del laser. Anche le gengive possono presentare irritazioni transitorie qualora entrino in contatto con il prodotto sbiancante.

Gli studi disponibili non dimostrano che l’attivazione laser riduca automaticamente la sensibilità successiva al trattamento. Alcuni protocolli ad alta energia possono anzi richiedere particolare attenzione alla gestione della temperatura e della sensibilità dentale.

Quale tipologia di sbiancamento dentale scegliere?

Non esiste una tecnica adatta indistintamente a tutti i pazienti.

Prima dello sbiancamento è quindi importante effettuare una visita odontoiatrica per controllare la salute di denti e gengive e individuare la causa delle discromie.

Sarà il dentista a valutare se ricorrere a uno sbiancamento tradizionale o a un protocollo assistito da laser, scegliendo concentrazioni, tempi di applicazione e modalità di trattamento più adatti al singolo caso.

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